Starsailor @ Magazzini Generali 24.09.09. Foto e recensione del concerto

Quando il Destino vuole che un evento si verifichi, di certo sa come farlo capire. Per cui posso fare davvero poco per autoboicottare il progetto che da mesi mi frulla in testa –24 settembre, Starsailor a Milano: non serve autoconvincersi che alla fine proprio non si può fare, che c’è una tesi da preparare in tempi più ridotti del perizioma delle veline, non serve impedirsi di comprare il biglietto. Per questo sorrido come un’ebete davanti al monitor del portatile quando un’insperata mail mi informa che alla cassa dei Magazzini Generali c’è un biglietto che aspetta me e solo me domani. E diamine, come posso rifiutare adesso?! La sfida? Organizzare la trasferta in meno di tre ore.

Ma spremendo fino all’ultimo bit google maps e fino all’ultimo euro il mio fondo-emergenze-concerti ce la faccio: eccomi su un vagone di seconda classe molestamente odoroso che, lanciato come un proiettile stanco in mezzo alla coltre di nebbia piemontese, punta in direzione Milano. Arrivo in albergo, una bettola da 90euro in doppia presa in prestito da qualche scadentissimo film dell’orrore degli anni ’80. Il tempo di riacquistare un aspetto vagamente umano e sono per strada, pronta a piantonare l’ingresso dei Magazzini Generali.

Insomma, immaginavo di non dover affrontare la folla umana con cui ho dovuto competere agli ultimi concerti a cui sono andata, ma mai avrei pensato di trovare solo due ‘concorrenti’davanti a me: una coppia di ragazzi con cui è subito empatia e amicizia in tempo zero (cose che succedono giusto all’asilo o ai concerti).

Nel parlare con loro viene fuori che appena due ore prima hanno assistito in diretta al letterale colpo di testa di Stel, il bassista del gruppo, che complice il caldo milanese –per lui insopportabile– ha pensato bene di convertirsi ad un taglio di capelli stile “Ultimo dei Mohicani”. E quando poco dopo veniamo raggiunti da Berry (tastierista) e Stel che si aggregano in scioltezza al nostro gruppo, partono i sondaggi su chi si schiera contro il nuovo look e chi è a favore, si scherza, ci si prende in giro come amiconi di vecchia data: chi l’avrebbe detto? Mentre James e Ben (frontman e batterista) sono in Duomo a fare i turisti, noi ce ne stiamo qui parcheggiati sugli scalini del cortile, fra aneddoti tragicomici (il ‘tin tin splash’ di un cellulare che centra perfettamente le grate di un tombino e si congeda per sempre da questo mondo) e discussioni varie che spaziano dalla musica alle fidanzate che scarrozzano sulle strade inglesi bassisti sprovvisti di patente.

Poi, verso le cinque l’altro 50% della band torna alla base e si inserisce egregiamente nei nostri deliri preconcerto: è surreale pensare che stiamo trascorrendo l’intero pomeriggio con delle rockstar che potrebbero tranquillamente lasciarsi andare a qualche forma di divismo o che, più semplicemente, potrebbero essere stanchi di dover intrattenere dei fan ‘molesti’ come noi anche fuori dal palco. Invece si divertono anche loro, in un clima allegro e leggero che ricorda le gite fuori porta coi compagni del liceo. Dopo un’oretta trascorsa fra birra e discorsoni è l’ora del soundcheck, chiediamo di poter assistere e ci lasciano entrare senza problemi. È a questo punto che, quatti quatti, si aggregano altri due ragazzi arrivati nel mentre e la nostra delegazione italiana di accoglienza e intrattenimento si allarga.

Starsailor soundcheck

Arriva il momento del concerto e i Magazzini lentamente si popolano, molti ragazzi e molti –non l’avrei pensato– over 40 o quasi. Niente band supporter per gli Starsailor: so che in teoria avrebbero dovuto suonare i Pipers ma, a cose fatte, il programma di stasera prevede esclusivamente l’esibizione dei nostri brit-boys seguita da un dj set con i Motel Connection e altri performers non meglio identificati.

Le luci si accendono, si accende il pubblico. James sale sul palco sfoggiando una giacca nera profilata di rosso di cui va estremamente fiero: è per omaggiare la settimana della moda, confessa dopo un paio di canzoni. Poi scoppia a ridere e, mentre resta in maniche di camicia, aggiunge: “Peccato faccia decisamente troppo caldo, mi spiace…”.

Aprono il concerto con “Tie Up my Hands” un brano tratto dal loro album d’esordio “Love is Here” e l’atmosfera della serata si delinea subito come calda e familiare: con gli Starsailor non aspettatevi un concerto di salti e gomitate nelle costole. Il loro è uno show di emozioni e vibrazioni che prendono lo stomaco, di canzoni che fanno emergere quel lato romantico presente in ciascuno di noi anche se nascosto sotto una robustissima crosta rock and roll.

James Walsh

Ad ogni canzone del loro set segue un ‘grazie’ e un complimento per il pubblico, un cambio chitarra e risate complici fra Stel e Ben: è come se avessero iniziato ieri a fare tour in giro per il mondo, affrontano il concerto come se trovarsi un pubblico appassionato sotto palco fosse ogni volta qualcosa di inaspettato. Si divertono, questo è chiaro, ma lo avevamo già capito ore fa con che spirito affrontano il loro mestiere…

Il loro set termina con i loro due singoli più popolari, “Four to the floor”, di cui offrono anche una versione remixed che trasforma la platea in un dancefloor, e “Tell me it’s not over” ( e qui, per default, mi aspetto sempre la voce di Brandon Flowers che echeggia nei ritornelli…), mentre per i due brani dell’encore la scelta ricade su una versione acustica di “Lullaby” ed un omaggio beatlesiano che vede la fusione di “Good souls” con “Tomorrow never knows”.

Finito il concerto abbiamo ancora le farfalle nello stomaco, siamo felici e accaldati mentre veniamo allontanati dai buttafuori che devono sgombrare il locale per allestire la serata discotecara tanto attesa dalla folla che, fuori, sta aspettando di essere selezionata per entrare. Buffo scontro-incontro di culture.

Ritorniamo verso il tour bus, questa volta seguiti da uno sciame di emulatori : gli Starsailor hanno un sorriso per tutti, si prestano a far foto e firmare autografi. Ci allontaniamo il tempo di far smaltire la folla, poi ci riuniamo al gruppo: Milano è stata la loro quarta data di fila e, prima del concerto di Colonia, possono godersi due giorni riposo. Il che, tradotto, significa festeggiare con una piena serata alcolica!

Dopo essersi concesso solo acqua naturale per tutto il giorno, finalmente anche James cede al richiamo dell’alcol, Berry attiva il radar per i bicchieri vuoti e si converte in barista ufficiale della festa, ci sono lezioni di italiano improvvisate (da notare l’ottima pronuncia di Walsh) e abbiamo tempo anche per un mini match Italia vs UK con una lattina (ragazzi, mi spiace ma hanno vinto loro…).

Ma tutto finisce in fretta, troppo in fretta. È il momento di congedarsi, fra abbracci, ringraziamenti reciproci e la promessa di rivedersi per il prossimo concerto.

E mentre il tour bus si allontana, già assaltati dal magone cerchiamo di capire se si è trattato di un’allucinazione collettiva o se davvero abbiamo vissuto una giornata così straordinaria.

Fortunatamente è vero, tutto incredibilmente vero.

Photo credits: Federico Vanzo

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