Royksopp – Happy up here! live @ Disconnect Festival: Forte Bazzera (Venezia) 5 settembre 2009. [Recensione e foto concerto]

Esatto. E’ proprio come dice il titolo di una canzone dei Royksopp presa dal loro ultimo lavoro Junior. Happy up here! Questo è il clima che si è respirato, nonostante la giornata piuttosto ventosa, per tutta la verdeggiante location di Forte Bazzera (VE) il giorno 5 settembre per la prima edizione del Disconnect Festival.

Disconnect Festival 2009


La giornata comincia con uno dei più classici dejà vue del genere. Nonostante il sito ufficiale del festival indicasse quanto fosse facile trovare la location, ci sono voluti qualche chilometro e qualche cd in più del previsto per arrivare alla tanto agoniata meta. Ma tralasciando quelli che vengono chiamati incidenti di percorso, una volta dentro tutto viene rapidamente dimenticato e la gioia è tanta.


All’interno ci sono distribuiti un capannone adibito a futuro ristoro, main stage e, attraversando un piccolo ponte, la second stage dove alcuni gruppi iniziano a suonare verso le 17e30 per intrattenere il pubblico non ancora troppo gremito. A fianco a noi il rumore degli aerei si confonde con l’incessante soffiare del un vento che ci accompagnerà per tutta la nottata.
Dopo qualche ora passata tra cielo, sole, vento e prato il popolo del Disconnect festival comincia a farsi vivo e alla fine molti tra curiosi, giornalisti e appassionati vengono attratti dal suono fortemente elettronico di un gruppo francese dal nome Principles of Geometry.
Questo ed altri tre gruppi, tra cui i bravissimi Fujiya & Miyagi, ci accompagnano fino alle 21 più o meno che, come da line-up, segna l’arrivo di un gruppo dal nome Ebony bones. Un paio di righe sento di doverle spendere solo per la cantante letteralmente esplosiva di questo gruppo che scalpita, urla, canta e si dimena al ritmo scandito da un batterista davvero con i fiocchi e da, ancor più particolare, due coriste dai vestiti fluorescenti che con fischietto, voce e cucchiaino e bottiglia scandiscono le note di pezzi dal sound davvero coinvolgente e particolare.
Nonostante ce l’abbiano messa davvero tutta a far passare il tempo più velocemente, l’attesa per gli headliners della serata si taglia col coltello.
Intorno alle 10e30 tra tecnici che rapidamente preparano il palco e via vai di gruppi e giornalisti pronti al grande arrivo, il prato è ormai pieno e la gente sembra davvero carica.
E finalmente…The show begins. Applausi scroscianti e urla accolgono l’arrivo sul palco del duo venuto dalle lontane terre del nord. Si parte con un pezzo preso dall’album nuovo e dalla melodia sognante che porta un nome davvero importante, Roysopp Forever. Ebbene in mezzo a mani alzate al cielo, occhi chiusi e nasi all’insù è proprio così che i fan del duo si sentono. Fieri di urlare Royksopp forever.
Oltre alla grande musica che ci viene proposta e magistralmente suonata, il concerto viene piacevolmente intervallato dal mitico foglietto che Torbjorn (il biondino per intenderci) gelosamente custodisce nella tasca dei suoi lunghi pantaloni neri. Ebbene in questo foglio mille frasi in italiano vengono pronunciate in un corretto italiano dal nostro eroe, tra cui “State bene?” oppure “Ne volete ancora?”. Incredibile, il pubblico ride e applaude felice e Torbjorn in un gesto di estrema euforia urla soddisfatto: “Yeah!I’m an italian man!”. Scene di delirio sono quelle che ci regala il biondo del duo, ma anche il suo collega Svein non è da meno. Con la complicità della bravissima cantante Anneli Drecker che ha accompagnato la band durante tutta la tournèe, il nostro bel musicista sfoggia un’armatura color arancione mista a nero da vero mutante sulle note di The girl and the robot. Un toccasana per gli attenti fan del duo che sicuramente riconoscono la stessa armatura nell’ultimo video della stessa canzone con Robyn, un video che rimarrà nella storia personale della band in quanto primo video in cui si mostrano in carne ed ossa.
Bando alle ciance il concerto continua, proponendo tutto o quasi il nuovo disco e i più vecchi successi. Si raggiunge l’apice della gioia quando da un microfono si sente: ” Poor lenooooo…”. Il pubblico è estasiato e il gruppo risponde elargendo sorrisi per tutti. Fa molto piacere vedere che il clima che si è creato è di serenità, di sincera passione per la musica che tutti condividiamo, e tra di noi e con loro.
Happy up here e Only this moment ci portano, a noi della prima fila, ad un passo da Svein che, microfono alla mano, si dimena per tutto il palco arrivano a cantare sopra ad un cassa. Tutto è bello, pulito, limpido e la complicità amichevole che c’è tra i due membri della band mi fa davvero mostrare un sorriso a 32 denti. Ma…come nelle più belle fiabe, ad un tratto tutto finisce. La band annuncia e suona l’ultimo pezzo, ringrazia saluta e sparisce dietro le quinte. Dopo un attimo di silenzio generale, come se davvero ci fossimo tutti improvvisamente svegliati da un bel sogno, un unico coro chiama a gran voce la band. Quando le speranze erano ormai perse, il pazzo biondo del duo arriva di corsa sul palco e si butta per terra scatenando le risa di tutti. Entra Svein, gli tende un microfono e Torbjorn urla : “Another one! Just for you!!” e suonano un pezzo che non poteva essere più azzeccato.
Si vocifera che il nome sia Fat burner, ma per saperlo con certezza dobbiamo aspettare l’uscita del prossimo album del duo dal nome Senior, prevista per l’anno nuovo. Un pezzo davvero davvero ben costruito. Racchiude in sè tutta l’anima del gruppo, parte con un ritmo quasi sognante ma mai ben definito che lascia il pubblico con il fiato sospeso, per poi liberarsi con un esplosione di tastiere, batteria elettronica e suoni campionati. Il pubblico balla, suda e da tutto quello che ha ancora in corpo.
Stavolta però è davvero finita. Il gruppo saluta nuovamente e scompare.
La gente rimane ancora lì, alcuni quasi intontiti da tanta musica, altri nell’attesa di un djset che partirà a momenti. Io dal mio canto spero in un autografo, in una stretta di mano, sentendo davvero di dover ringraziare per quello a cui ho assistito. Anche se all’inizio sembra difficile, in quanto non pochi fotografi abbiano un po’ i musi lunghi dato che pare che la band accetti di farsi fotografare SOLO ed ESCLUSIVAMENTE dai fan ai quali viene permesso tutto o quasi, alla fine chi la dura la vince.


Un po’ stanchi e affamati, i due norvegesi escono finalmente da una seconda uscita che da sull’area ristoro ed eccomi lì, con occhi sognanti davanti a persone che, musicalmente parlando, stimo davvero molto. L’imbarazzo che provo è presto cancellato da uno spumeggiante Torbjorn che fa autografi lunghissimi e che si diverte a scherzare con i presenti. Svein non è da meno e mostra un comportamento davvero cordiale, sorridente e gentile.
Da quelle poche parole che si scambiano, l’idea è davvero quella di trovarsi di fronte a persone vere, semplici musicisti, con poche pretese e manie di protagonismo e con tanto tanto affetto nei confronti di chi li segue con ammirazione. Il tutto è riassumibile con un ultimo saluto di Svein che ci ringrazia molto per essere andati a vedere il loro concerto e rimane soddisfatto dalla mia maglietta che porta la scritta “Norway”.
Il cuore è pieno di gioia, gioia sincera, passione e fierezza nel sentirsi fan di questo gruppo.
E allora Royksopp forever e che l’aurora boreale scenda su di noi.

Reporter del concerto: Melania Aloia

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