Balla coi Cinghiali Festival di Bardineto, recensione: Day 1 (20 agosto 2009).

E’ partito lo scorso giovedì 20 agosto l’ottava edizione del Festival ad ingresso gratuito Balla Coi Cinghiali di Bardineto.

Balla coi Cinghiali 2009 - foto - Bardineto

Diamo la parola a Denise che ci fornirà una bella recensione dell’evento:

Giorno 1
Tanta attesa e aspettative, ma non troppe da guastare il momento. Caldo, troppo, più mosche che al mercato del pesce, passi strascicati che cercano di trovare un senso ai percorsi impolverati che si snodano sotto il sole assassino di agosto. E dire che stamattina sono partita per Bardineto con l’idea di trovare –finalmente- un po’ di sana tregua dall’afa!

Il primo giorno è scandito da una sfilata di colori e profumi, musiche e storie che vanno ad intarsiarsi in un mosaico che lascia intravedere le basi su cui saranno costruiti questi 3 giorni che scandiscono il calendario sociale della Liguria, ogni anno più grande, ogni anno migliore.

In una profusione di addominali scolpiti e gambe abbronzate, uno showroom di stili, tatuaggi e acconciature variopinte ed imponenti, si scorgono metallari convinti, indie rockers, qualche (raro, molto raro) emo, ma la leadership incontrastata è assoluta prerogativa di rasta e punkabbestia, serenamente amalgamati al resto della popolazione festivaliera. Si sente nell’aria, è l’atmosfera ad essere particolare: sarà la location che fa emergere il lato più bucolico e pacifista dell’animo umano, ma il risultato finale che gli organizzatori –tutti volontari che per 365 giorni all’anno e 366 nei bisestili si fondono schiena e sinapsi per organizzare questo evento- hanno ottenuto è un meltin pot artistico, musicale, culturale ed umano gestito all’insegna dell’etica e dell’ecologia, in cui la musica è la principale, ma non unica, attrattiva. Impossibile poter raccontare TUTTO quello che il Balla Coi Cinghiali ha da offrire: non basterebbero 50 pagine, ma soprattutto, non  bastano gli occhi e le orecchie di una sola persona.

Nell’area in cui è stato allestito il main stage, lo spazio è interamente dedicato a ottima musica, ottimo cibo ed ottimo vino, e già nel pomeriggio i dj set che si diffondono nell’aria regalano soddisfazioni: pezzi di Bowie, Franz Ferdinand, Depeche Mode, The Killers, White Lies e Boosta –per citarne solo alcuni-riempono i vuoti fra una performance e l’altra.

Poco dopo le 18 salgono sul palco nel loro total-black look i Neuromantik, un gruppo di ragazzi da Firenze che porta sotto i riflettori echi di new vawe anni ’80. Sotto palco c’è ancora poca gente, forse per il sole che picchia ancora duro e invita ad indugiare all’ombra, forse perché il primo giorno la gente è ancora in fase esplorativa, vaga fra stand e bancarelle, ficca il naso un po’ ovunque per individuare gli spot a loro più congeniali, forse perché buona parte è ancora impegnata nella caccia al posto tenda nell’area camping. Dopo un’oretta di concerto, è la volta degli Starstruck, e mentre la folla si infittisce, complice il fresco che inizia ad insinuarsi fra le fronde degli alberi, questa band carica di verve ed energia, regala un’istantanea di puro hardcore riesumato dai defunti anni ’70, dei piccoli flash che –per rendere l’idea- ricordano prepotentemente Jack Black in ‘School of Rock’…

Fuori dalle righe, psichedelici e assolutamente originali –nel senso più spiccatamente letterale del termine – sono i Camillas, uno schizofrenico duo che intrattiene con brani a cappella, ritornelli onomatopeici e sketch musico-cabarettistici. E intanto intorno la festa si anima sempre di più, ragazzi e cani di ogni forma e misura, anziani sorridenti incuriositi da questa improvvisa ‘vivificazione’ della zona, coppiette, famiglie, neonati di pochi mesi. Per chi non lo conosce, il BCC è un “covo di fattoni”, per chi lo vive da dentro è un’enorme festa di quartiere, un po’ sagra di paese, un po’ riunione di famiglia molto, molto, molto allargata. Oltre ad essere una manifestazione gratuita ed “ethically correct”, al BCC ogni singola realtà trova il proprio spazio per realizzarsi e comunicare, oltre ad angoli ed intersezioni in cui contaminarsi con qualcosa di nuovo e diverso.

Mentre il mio cervello sovraccarico di imput indugia in queste considerazioni socioantropologiche, i MusicaPerBambini approfondiscono il filone psichedelico avviato dai Camillas portandolo verso sonorità più ‘ingombranti’ ed inframezzandolo con monologhi che paiono rubati ad una pièce teatrale di coscienza.

Quando sul palco salgono gli Ocio la prima impressione che questi londinesi danno di sé è piuttosto approssimativa, stilisticamente parlando almeno. Ma bastano pochi minuti di esibizione e la loro carica carismatica regala alla band un’impressionante presenza scenica che sovverte ogni considerazione sull’immagine. Alla batteria finalmente una ragazza, Jaana V., il cantante, Dan Furlan, pare la versione rock’n’roll di Harry Potter, ma chi davvero spicca nel gruppo è il bassista, Rod Larica, che si impone e rimbalza da una parte all’altra del palco. I loro pezzi, decisamente coinvolgenti, vengono decorati da siparietti in buon italiano e da salti coreografici, anche se non sempre portati a buon termine. Poi dal pubblico si alza un “God Save The Queen” a cui Dan risponde con un “Naaaa: God FUCK the Queen! YEAH!” seguito a ruota da Jaana: “ Siamo qui per conto del Rock and Roll, not the Queen! Fuck the Queen!” (sic.). Ecco a voi il Manifesto del gruppo.

Con la complicità del pubblico, la performance degli Ocio procede in scioltezza, seguiti sul palco dai Jolaurlo, gruppo made in Bologna che nulla davvero ha da invidiare agli inglesi che li hanno preceduti. Composizione eterogenea e di effetto, con una frontwoman e tastierista (che per fortuna nulla ha a che vedere con l’inflazionata Fiammetta) dallo stile palesemente ispirato a Agyness Deyn, ed un chitarrista (che nel corso del concerto evolve a bassista) che spicca da lontano con la sua ricciuta chioma rossa che un po’ ricorda William Cameron Jr. dei (già sciolti) Blondelle. La presenza scenica dei Jolaurlo è perfetta, sanno coinvolgere il pubblico e tenere il palco con quella spontaneità e capacità che può solo derivare da anni di pratica ed esperienza on stage.

Gli headliner della prima serata avrebbero dovuto essere i Franziska, ma a due giorni dall’inizio del festival un comunicato dell’organizzazione avvisa i partecipanti che la band ha dichiarato forfait: “causa l’improvvisa indisponibilità di due membri della band, i Franziska annullano le ultime date d’Agosto del loro tour e sono quindi impossibilitati ad esibirsi sul nostro palco”. Disappunto e amarezza per gli appassionati di reggae che devono consolarsi con l’esibizione dei B.R. Stylers.

Si conclude così la prima serata di live con la stanchezza che incombe ma non abbastanza da impedirci di vagabondare ancora un po’ all’interno dell’area festival con un bicchiere (chiaramente mai vuoto) in mano. Si torna in tenda e quando a fatica trovi ‘La Posizione’ per dormire, fa capolino quella che sarà la vera star del Balla Coi Cinghiali 2009: PIERO. Un nome. Una leggenda. Anzi, molte. La vera storia? Potrebbe essere quella che appare oggi in un post pubblicato sulla pagina facebook del BCC:  “l’anno scorso uno straperso vagava per le tende, chiamato invano dagli amici e da molti “collaboratori”, fino a fare una certa scena… un ragazzo sente la storia, gli piace, e alle 4 di notte inizia a urlare Piero, scatenando inconsapevolmente il delirio…” (sic.)

Il nome viene ululato da una tenda all’altra del campeggio, ci si addormenta al suono di “Piero!” e ci si risveglia con gli inni a “Piero!”; di giorno “Piero” è ovunque ed arriverà persino ad infettare l’esibizione dei Ministri l’ultima sera.

Un pensiero su “Balla coi Cinghiali Festival di Bardineto, recensione: Day 1 (20 agosto 2009).”

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    A definite great read..Tony Brown

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