Intervista – Arctic Monkeys: aniticipazioni sul nuovo album e sul tour.

Dopo aver atteso che Alex Turner fosse tornato dall’esperienza dei Last Shadow Puppets, gli Arctic Monkeys sono subito tornati in studio. Ora sono pronti a pubblicare pubblicano il loro terzo album.

Arctic Monkeys nme 2009

Ci è voluto del tempo affinché questo loro terzo album avesse un nome, Humbug, ma ce ne è bastato poco per capire quali sonorità avesse: turbolento e complesso, istintivo e colto, vivace e raffinato. Una combinazione di sensazioni che, sulle otto canzoni ascoltate (benché l’album ne conterrà 10… e sono ben 25 quelle registrate!), fa sì che, per il quartetto “supersonico” di Sheffield, sia stata trovata ancora una volta la formula vincente, solamente quattro anni dopo il loro spettacolare esordio. 

Sulla carta questo passaggio verso l’ età adulta, di un gruppo la cui spinta era data appunto dall’ irrefrenabile impulso giovanile, ha creato non poche perplessità. In letargo per troppo tempo, almeno per come siamo stati abituati noi fin dal loro primo album, la band ha dapprima lasciato libero il frontman Alex Turner di compiere la sua esperienza con i Last Shadow Puppets, per poi riaccoglierlo per lavorare sulla loro ultima fatica… una fatica non più grossa di quella che lo stesso Turner ha dovuto affrontare in questi lunghi mesi boccheggiando nello squallido vortice dello showbiz e della popolarità, che avrebbe potuto togliergli quella ispirazione da noi tanto apprezzata.  Piuttosto curiosa è stata la scelta di mettersi al lavoro insieme a Josh Homme (Queens of the Stone Age) per la produzione del disco, cosi lontana e cosi diversa dalla loro musica ma cosi convincente da far andare i quattro ex bimbi prodigio a registrare a New York. Da qui nascono le paure di un’ importante quanto brusca scelta di partire da zero e di assomigliare come gruppo e modo di comporre musica a delle pietre miliari dell’Hard-Rock anni 70: i Black Sabbath. Ci hanno, ancora una volta, smentito.  L’ inizio country rock di Dangerous Animals dopotutto possiede qualcosa di heavy, a partire dal titolo. Il denominatore comune di questo nuovo lavoro può essere individuato nella permanente agitazione e nel goliardico cambiamento, che vede ogni canzone passare repentinamente da uno stato d’ animo all’ altro, senza dare tregua al cervello, che in pochi minuti ha l’ arduo compito di assimilare informazioni assai deliranti Il primo singolo, Crying Lightining, ha del proprio titolo un modello. Poco evidente all’ inizio, con un basso così marcato che potrebbe far tremare la casa, mostra in seguito un tesoro di astuzie che un lavoro molto elaborato sulle voci permette di mettere in mostra. Partendo da questo presupposto, presupponiamo appunto che la forma di scrittura sofisticata che Turner ha già elaborato nei “Puppets” abbia avuto un impatto significativo. Questo vale anche per Secret Doors, che alterna ritmi, accelerazioni e rotture, tenendo sempre in primo piano quella vena giovanile che è valso agli Arctics la propria reputazione. Le chitarre in stile western e l’ organo “vintage” costituiscono l’eccellente Propeller e dimostrano in ogni caso come gli Arctic Monkeys abbiano investito parecchio nelo studio meticoloso delle B.O. di Ennio Morricone.  L’ esordio frenetico dell’ album lascia spazio anche a ciò che sarà il prossimo singolo, Cornerstone, pezzo di una fluidità estrema costellata da una melodia dagli accenti nostalgici. Da segnalare anche l’ organo di Pretty Visitors, dal sound “acid” e dal carattere punk-rock, passando per la più significativa Potion Approaching dove le “Scimmie” si lasciando trasportare attraverso una ritmica foresta, in un clima alquanto tribale. Se bisogna eleggere un pezzo da consigliare assolutamente resta, come nel precedente album, la canzone di chiusura, un po’ come 505; una canzone lunga 6 minuti intitolata The Jeweller’s Hands, composta per la prima volta con il pianoforte da Alex Turner che si riflette nell’ esperienza di Joh Narry in un contesto pieno di paesaggi psichedelici. Se i due restanti titoli, che noi non abbiamo sentito, percorrono la stessa via delle altre canzoni, allora possiamo dire che gli Arctic Monkeys hanno veramente raggiunto una maturità artistica che, alla loro età, ha un significato davvero, davvero forte.

Fonte intervista| Arctic Monkeys Italia

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