Kasabian – West Ryder Pauper Lunatic Asylum: Recensione

Era il 2004 quando usciva il primo omonimo album dei Kasabian che, fulmine a ciel sereno in una scena indie dove soddisfatti i requisiti minimi di possedere passaporto britannico e avere scritto una decina di canzoni era fin troppo facile salire agli onori delle cronache musicali, salvo poi essere dimenticati con altrettanta rapidità, gli fece attribuire dall’NME l’epiteto “the next big thing”.

Nel 2006 la seconda fatica “Empire” apparve invece un po’ più sottotono, nonostante indimenticabili tracce quali “Shoot The Runner” e “Doberman”. Ma ecco, a 3 anni di distanza, anno domini 2009, la svolta, il disco della consacrazione in patria e probabilmente anche all’estero.

La cover album di West Rider Pauper Lunatic Asylum

Si dice infatti che il terzo album sia quello cruciale nella carriera di una band, il lavoro in cui ci si assicura un raggiante futuro nello showbizz o ci si condanna ad una mediocre carriera discendente, sempre che ci si arrivi. E i Kasabian a mio parere, con “West Ryder Pauper Lunatic Asylum” si assicurano un posto in prima classe, destinazione: olimpo della musica. Se infatti l’NME poteva sopravvalutare il talento di Pizzorno e soci, lo stesso non poteva accadere ai litigiosi fratelli Gallagher, che da anni danno loro fiducia portandoli con se ad aprire i concerti dei loro tour.
Probabilmente a questo punto della loro carriera i Kasabian avrebbero potuto agguantare il successo con una svolta pop, di quelle che più volte sono state documentate per un’infinità di altre band che una volta entrati nella top 10 di qualche classifica, oltre all’etichetta, di indipendente abbandonano anche il sound. Non è infatti difficile convincersi che un disco di difficile ascolto può valere una buona valutazione nelle recensioni degli intellettualoidi e puristi del rock, ma raramente la fama e il denaro. Invece, sarà per la loro sfacciataggine e arroganza (lo stretto contatto con gli Oasis non aiuta), ma i Kasabian hanno avuto il coraggio di seguire nuovamente quella che avevano delineato come propria strada: narcisismo e sfrenata ricerca della perfezione estetica a costo di rimanere incompresi. Il risultato? Primo posto nella Uk album chart e massima stima dalle critiche.
“West Ryder Pauper Lunatic Asylum”, dal titolo suggestivo quanto i contenuti (pare che derivi dal nome di un antico manicomio nello Yorkshire), è un album completo, maturo, curato nei minimi dettagli, estremamente affascinante. In esso si mescolano i ruvidi elementi del rock psichedelico alla Pink Floyd con il beat elettronico alla Chemical Brothers, conditi da richiami a mostri sacri quali Primal Screm e Oasis. E l’esito è cazzutissimo.
Esaltante il primo pezzo “Underdog” (una delle mie canzoni preferite del momento), seguito dall’ispiratissima “Where Did All The Love Go”. Ottime “Fast Fuse” dal ritmo incalzante, la seducente “West Rider Silver Bullet” e la martellante “Vlad The Impaler”. Ma il meglio arriva quasi a fine disco con “Fire”, il pezzo più straordinariamente riuscito, destinato a mio parere a diventare un classico.
I Kasabian si confermano quindi grandi protagonisti di ciò che è stato, è e sarà dell’indie rock, sfornando quello che finora è senza dubbio il miglior album del 2009. Arctic Monkeys e Editors, i cui nuovi album sono in uscita quest’estate, sono avvertiti! Impero lunatico in costruzione.

RATING 5

link Kasabian MySpace

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